La parte più antica del Castello, nato come fortezza su di un’altura, è la grande Torre, dalla quale si controllava un lungo tratto del Po (Cuneulus super Padum). Si ritiene che essa fu fatta costruire da Re Liutprando intorno al 740 d.C., allorché Pavia era capitale dei Longobardi, con lo scopo di servire da fortezza di difesa e di presidio sul Po e sulla “Via di Monte Bardone”, successivamente denominata via Francigena – Romea che collegava il Nord Europa con Roma.

Re Berengario nel 910 d.C. fece dono della Rocca ai monaci benedettini dell’Abbazia di Santa Cristina, che era situata a pochi chilometri di distanza, diventandone parte integrante della stessa.

Nel 990 l’Arcivescovo di Canterbury, Sigerico, transitando lungo la Via Francigena al suo ritorno da Roma per Canterbury, indica l’Abbazia di Santa Cristina, col suo Castello, come la XL tappa (mansione).

Davanti al fortilizio, verso settentrione, sorge il Borgo (Ricetto), che fu interamente riedificato nel 1600.

Esso si connota come un complesso architettonico protetto all’ingresso da un fossato, da due garitte, e da quattro rivellini (torrioni) ai lati estremi.

Nel 1251 l’Abate dell’Abbazia di Santa Cristina nominò un Feudatario al governo del Castello e degli estesi territori ad esso annessi. Il Castello, in poco tempo, a partire dal XIII secolo, divenne uno dei maggiori Feudi Lombardi, su cui si insediarono dapprima i Pusterla, fino a quando, nel 1340, tale famiglia fu coinvolta in una congiura antiviscontea e ferocemente sterminata.

Vennero in seguito i Federici e i Cusani, i quali aumentarono al massimo la potenza del Castello, ricevendo altresì continui privilegi e concessioni dai Re e dai Duchi di Milano.

L’investitura dei Cusani, quali feudatari del Castello di Chignolo Po, rimase fino al 1796, data in cui vennero soppressi i Feudi ad opera della Rivoluzione francese.

Dal 1700 al 1730 esso fu ampliato e trasformato da Fortezza medioevale in una vera e propria Reggia settecentesca, dove soggiornarono Papi, Imperatori, Re, Principi e Arciduchi; mentre ad artisti di scuola tiepolesca venne affidata la realizzazione degli stucchi e dei dipinti che impreziosiscono le sale di rappresentanza del Castello.

L’opera fu realizzata per volere e finanziamento del proprietario dell’epoca, il Cardinale Agostino Cusani Visconti (1655 – 1730), che fu Ambasciatore del Papa presso la Repubblica Veneziana ed alla Corte di Luigi XIV a Parigi.

L’architetto romano Giovanni Ruggeri chiamò maestranze, scultori e pittori veneziani e francesi per far seguire:

  • la costruzione del grande parco su oltre 30 ettari di terreno intorno al Castello;
  • l’edificazione, al centro del parco, di un meraviglioso fabbricato barocco, con antistante un laghetto,  denominato “Palazzo del Tè” o “Belvedere”;
  • la costruzione di giardini, gazebi, ninfei, statue e fontane a ridosso del Castello;
  • l’edificazione del Cortile d’Onore, adornato dallo stemma vescovile del Cardinale sul balcone principale, con un elegante ponticello che, scavalcando il fossato, lo collegava al giardino;
  • la costruzione dell’intera ala est, con all’interno scenografici appartamenti per gli ospiti, tra cui il famoso “appartamento del Papa”, dedicato a Clemente XI e la camera da letto in cui furono ospitati Napoleone Bonaparte e l’Imperatore d’Austria, Francesco I d’Asburgo.

A seguito di tali grandiose opere, il Castello di Chignolo Po venne denominato “la Versailles della Lombardia”.

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